NO alla Riforma Orlando

Nel primo post dopo il trasferimento del blog, parlando dei diritti dei danneggiati, ho scritto: “chi crede di aver potuto limitare i danni oggi occupando una posizione non ancora lambita dalla marea, stia pur certo che il suo turno sarà domani. Nessuno scampa al completo naufragio di una società. O ci si salva tutti, o non si salva nessuno.”. Non intendevo, con questo, portare sfortuna ai Magistrati Onorari, ma semplicemente enunciare una costante, una legge della evoluzione politico sociale verificatasi infinite volte nella storia e destinata quindi a ripetersi. Come puntualmente avvenuto: la vittima, questa volta, sono i Giudici di Pace.

Proprio ieri notavamo che quelli di Bologna si sono mostrati restii ad assecondare il progetto assicurativo abolizionista dei diritti dei danneggiati e (sarà probabilmente un caso…) proprio in questo momento si trovano al centro di un attacco ai loro già risicati margini di indipendenza e di autonomia. Non serve certo un Platone per capire che la riduzione dei compensi ad una mancia da cameriere, l’ eliminazione di qualsiasi prospettiva di stabilizzazione professionale e l’ esclusione di ogni trattamento assicurativo e previdenziale produrrà un organo meno preparato, meno efficiente, più succube. Colto questo aspetto, il dettaglio tecnico, per quanto importante, passa in secondo piano, ed in ogni caso non si potrebbe certo essere più esaurienti di quanto lo sono già stare le Procure, nelle riflessioni critiche allegate alla lettera aperta inviata al Ministro Orlando.

Per questo motivo chi ha protestato contro i provvedimenti che hanno tolto il diritto ad un equo risarcimento al danneggiato vittima della strada, ed il diritto ad un giusto e decoroso compenso al suo difensore ed al suo patrocinatore, deve protestare anche ora ed in futuro ogni volta che verrà negato ad un lavoratore (sulla base di iniziative emergenziali sempre provenienti dagli stessi centri istituzionali, vedasi i famosi “lo vuole l’ Europa” e “fate presto“) “il diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Discorso tanto più valido in quanto riguarda dei tecnici del diritto che rivestono funzioni sostanziali parzialmente sovrapponibili a quelle della Magistratura Togata.

E’ ovvio che anche questa bruttura alla fine avrà campo libero (magari dopo essere stata imbellettata da qualche intervento correttivo di secondaria importanza). Tuttavia in questa fase l’ importante non è solo conseguire il successo sperato, ma acquisire una visione degli interessi comuni in campo e muoversi di conseguenza evitando di dividersi per piccoli calcoli di bottega.

Avv. Marco Bordoni – Foro di Bologna