Spese di Assistenza stragiudiziale

Proponiamo tre sentenze che esaminano il problema della risarcibilità delle spese di assistenza prestate al danneggiato dall’ avvocato e dal patrocinatore nella fase precedente il giudizio.

La sentenza Giudice di Pace di Bologna, 17 maggio 2017 n. 1746, est. Avv. Antonio Pederzoli, considera tali spese non solo “astrattamente risarcibili, in quanto necessarie”, ma altresì liquidabili anche in mancanza di specifica allegazione documentale. Scarica la sentenza: Pederzoli

La sentenza Giudice di Pace di Bologna, 17 maggio 2017, n. 1747 est. Avv. Federica Poli Camagni estende la risarcibilità non solo alle spese di assistenza stragiudiziale (nello specifico caso dimostrate con fattura) ma anche a quelle relative alla fase di accertamento tecnico preventivo ex art. 696 bis c.p.c. precedenti il giudizio di merito. Scarica la sentenza: Poli Camagni.

Infine la sentenza Giudice di Pace di Bologna, 19 aprile 2017, n. 1393, est. Avv. Stefania Trincanato effettua una esauriente ricognizione della tematica, e perviene alla soluzione favorevole al danneggiato sulla scorta di costante giurisprudenza di legittimità (Cass. Civ. 2775/06 e 26.973/08). Scarica la sentenza: Trincanato

Inchiesta Fonsai di Torino: così le Lobby assicurative scrivono le Leggi

Come è potuto succedere che negli ultimi 15 anni i livelli di tutela delle vittime della strada siano crollati, rendendo il risarcimento un far west in cui il danneggiato è trattato alla stregua di un pericolo sociale?

Semplice: le parti politiche che richiedono agli elettori deleghe affermando di voler difendere i più deboli, poi scrivono le leggi sotto dettatura dei più forti. E’ la storia del famoso “articolo 8” del decreto “Destinazione Italia” emersa dall’ inchiesta di Torino sulla acquisizione di Fonsai da parte del gruppo assicurativo bolognese, in cui sono riportati gli scambi fra lobbisti e direzione.

Molte le chicche: “Stefano, meno scrivi che sono i nostri emendamenti, meglio è”: è l’ SMS del Presidente di Unipol, Luigi Stefanini, al responsabile delle relazioni istituzionali del gruppo di Bologna Stefano Genovese.

“Questa mattina abbiamo visto Yoram [Gutgeld, consigliere economico di Renzi, relatore della norma] e gli ho dato già una prima tornata di emendamenti, adesso stiamo finendo gli altri” scrive Genovese pochi giorni prima.

Non si parla solamente di clausole abusive per costringere i contraenti alla riparazione convenzionata, di sponsorizzazioni governative alle scatole nere e di divieto di cessioni del credito, ma anche di danni mortali. E’ il parlamentare PD Ernesto Carbone che fa la figura del passacarte nella narrazione di Genovese, che il 31 dicembre aggiorna Stefanini: “guarda, altre novità. Il PD ha ritirato un emendamento che invece gli avevamo fatto presentare sui danni mortali (…) un emendamento [ovviamente inteso a ridurre i risarcimenti spettanti ai parenti delle vittime] che avevamo fatto presentare a Carbone“.

Poi, però, scosso dalle convulsioni del governo Letta, il PD si spaccò sulle ultime votazioni, e alla fine l’ art. 8 (sostenuto anche dalla Senatrice Vicari, nel frattempo finita nei guai nel contesto di una inchiesta della Procura di Trapani) venne stralciato.

Un vero peccato, per una iniziativa che procedeva sotto i migliori auspici. Gutgeld, risulta dalle carte, ne avrebbe parlato addirittura con Renzi, che gli avrebbe detto: “Vai, e spacca i sassi!”. Cioè, fuor di metafora: spacca le vittime della strada.

Nulla di illecito, a quanto è dato capire. Nulla che gli addetti ai lavori non sapessero già (non ci sorprenderebbe certo scoprire una simile regia nei famosi emendamenti “spuntati” come funghi, nel giro di una notte, nel corso dell’ iter di approvazione al Decreto Concorrenza, oggi conosciuti come commi 3 ter e 3 quater della L. 27/12). Fa una certa impressione, tuttavia, leggere nero su bianco i crudi retroscena. Così si fanno le leggi  nel nostro Paese.

[Avv. Marco Bordoni, testi estratti da articoli comparsi oggi sul quotidiano La Stampa, segnalati dall’ Avv. Massimo Perrini]

 

 

NO alla Riforma Orlando

Nel primo post dopo il trasferimento del blog, parlando dei diritti dei danneggiati, ho scritto: “chi crede di aver potuto limitare i danni oggi occupando una posizione non ancora lambita dalla marea, stia pur certo che il suo turno sarà domani. Nessuno scampa al completo naufragio di una società. O ci si salva tutti, o non si salva nessuno.”. Non intendevo, con questo, portare sfortuna ai Magistrati Onorari, ma semplicemente enunciare una costante, una legge della evoluzione politico sociale verificatasi infinite volte nella storia e destinata quindi a ripetersi. Come puntualmente avvenuto: la vittima, questa volta, sono i Giudici di Pace.

Proprio ieri notavamo che quelli di Bologna si sono mostrati restii ad assecondare il progetto assicurativo abolizionista dei diritti dei danneggiati e (sarà probabilmente un caso…) proprio in questo momento si trovano al centro di un attacco ai loro già risicati margini di indipendenza e di autonomia. Non serve certo un Platone per capire che la riduzione dei compensi ad una mancia da cameriere, l’ eliminazione di qualsiasi prospettiva di stabilizzazione professionale e l’ esclusione di ogni trattamento assicurativo e previdenziale produrrà un organo meno preparato, meno efficiente, più succube. Colto questo aspetto, il dettaglio tecnico, per quanto importante, passa in secondo piano, ed in ogni caso non si potrebbe certo essere più esaurienti di quanto lo sono già stare le Procure, nelle riflessioni critiche allegate alla lettera aperta inviata al Ministro Orlando.

Per questo motivo chi ha protestato contro i provvedimenti che hanno tolto il diritto ad un equo risarcimento al danneggiato vittima della strada, ed il diritto ad un giusto e decoroso compenso al suo difensore ed al suo patrocinatore, deve protestare anche ora ed in futuro ogni volta che verrà negato ad un lavoratore (sulla base di iniziative emergenziali sempre provenienti dagli stessi centri istituzionali, vedasi i famosi “lo vuole l’ Europa” e “fate presto“) “il diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Discorso tanto più valido in quanto riguarda dei tecnici del diritto che rivestono funzioni sostanziali parzialmente sovrapponibili a quelle della Magistratura Togata.

E’ ovvio che anche questa bruttura alla fine avrà campo libero (magari dopo essere stata imbellettata da qualche intervento correttivo di secondaria importanza). Tuttavia in questa fase l’ importante non è solo conseguire il successo sperato, ma acquisire una visione degli interessi comuni in campo e muoversi di conseguenza evitando di dividersi per piccoli calcoli di bottega.

Avv. Marco Bordoni – Foro di Bologna

Accertamento Strumentale e Giudice di Pace: facciamo il Punto

E’ passato ormai un anno dalla virata giurisprudenziale della terza sezione del Tribunale di Bologna (presentata e precisata dalla dott.ssa Alessandra Arceri lo scorso 11 marzo). Un periodo di tempo sufficiente a consentire ai Giudici di Pace (statisticamente più interessati dalla problematica) di fare i conti con le problematiche sollevate dal Tribunale, fornendo la propria interpretazione della norma. Volendo quindi trarre un bilancio possiamo dire che ad un primo momento di smarrimento, che ha lasciato troppo spazio alle tesi assicurative, secondo cui “i danni non si pagano più”, è subentrata una fase più matura, in cui i Giudici hanno ritenuto opportuno valorizzare al massimo gli accertamenti strumentali esistenti e possibili in relazione a danni che da sempre si rilevano principalmente sulla base del dato clinico. Possiamo quindi dire che lo stato dell’ arte è il seguente: mentre le menomazioni rilevate sulla base delle semplice narrazione soggettiva del danneggiato non possono essere ristorate con il risarcimento di un danno permanente, quelle supportate dal dato clinico al momento della consulenza d’ ufficio (a mente di Cass. Civ. 18.773/16) ed (eventualmente…) confermate dalle risultanze di un accertamento strumentale effettuato nell’ immediato devono essere rimborsate. Come evidenziato dalla rassegna che segue questo indirizzo è ormai fatto proprio dalla giurisprudenza quasi unanime dell’ ufficio.

Abbiamo già pubblicato su questo sito le pronunce della dott.ssa Riverso, dell’ avv. Parenti, dell’ avv. Pederzoli, dell’ avv. Poli Camagni, dell’ avv. Azzaroli. Segnaliamo ora recenti sentenze dell’ Avv. Niutta (gentilmente inviata dal collega Alessandro Soffritti),

Giudice di Pace di Bologna, sentenza 20 dicembre 2016 n. 1.238/17, est. Avv. Niutta: il comma 3 quater dell’ art. 32, così come il precedente comma 3 ter, sono da leggere in correlazione alla necessità predicata dagli articoli 138 e 139 C.d.A., che il danno biologico sia suscettibile di accertamento medico legale, esplicando entrambe le norme, senza differenze sostanziali fra loro, i criteri scientifici di accertamento e valutazione del danno biologico tipici della medicina legale (ossia il visivo-clinico-strumentale, non gerarchicamente ordinati fra loro né unitariamente intesi). Il danno biologico da invalidità permanente, pertanto, può essere validamente accertato e riconosciuto anche mediante accertamento medico legale. circostanza che rende non necessario ogni ulteriore esame strumentale. Scarica la sentenza: Niutta 01

Giudice di Pace di Bologna, sentenza 19 aprile 2017, n. 1388 est. dott. Francesco Fiore: L’ esistenza di referti strumentali compatibili con l’ accertamento clinico è sufficiente (come da sentenza Tribunale di Bologna, 20.788/16 est. Iovino) per ritenere soddisfatto il requisito posto dalla legge “nonostante il contrario avviso del CTU”. In particolare “l’ accertamento radiologico eseguito in Pronto Soccorso, nell’ ottica del più probabile che non, con riferimento al referto “appiattimento della lordosi cervicale” costituisce segno indiretto della lesione” valutata in perizia. Il danno va quindi quantificato con liquidazione dellaPoli Camagni 01 invalidità permanente riconosciuta. Scarica la sentenza: Fiore 04

Giudice di Pace di Bologna, sentenza 3 maggio 2017, est. Avv. Federica Poli Camagni: L’ espressione visivo-clinico-strumentale non è altro che un’ ellissi per esprimere il concetto di “accertamento medico legale” come si evince chiaramente dalla Giurisprudenza di Legittimità (Cass. Civ. 26 settembre 2016, n. 18.773). Ove l’ analisi medico legale riscontri positivamente la lesione denunciata, l’ accertamento della lesione del bene salute non è presunto sulla base di una mera sintomatologia soggettiva, ma è verificato obiettivamente in contraddittorio tra tutte le parti ed i loro consulenti. Scarica la sentenza:

Giudice di Pace di Bologna, sentenza 21 settembre 2016, n. 755/17, est. Avv. Ferdinando Adrianelli. Ove il danno sia accertato in sede clinica non solo merita in ristoro pieno (anche in termini di invalidità permanente) ma la resistenza della compagnia è contegno tale da richiedere la condanna ex art. 96 c.p.c., terzo comma. Scarica la sentenza: Adrianelli 03

Riteniamo in conclusione riassuntiva dell’ orientamento complessivo sopra descritto e in qualche modo “manifesto” dello stesso (data la ricchezza e la persuasività delle argomentazioni addotte la seguente pronuncia), la seguente (gentilmente inviata dal collega Giorgio Bacchelli):

Giudice di Pace di Bologna, sentenza 3 novembre 2016, n. 1.103/17 est. Avv. Trincanato L’ accertamento strumentale essendo sempre “operatore dipendente” è accertamento a sua volta mediato dalle competenze cliniche. Con riferimento ai commi 3 ter e 3 quater art. 32 L. 27/12 deve optarsi per una lettura congiunta: ci sono menomazioni accertabili clinicamente, altre strumentalmente. Dichiarare risarcibili solo le seconde crea un vuoto di tutela anticostituzionale. Le pronunce della Corte Costituzionale deve essere letta unitamente a quelle (di tenore opposto) della Cassazione e della Corte di Giustizia Europea, che in questo caso prevalgono. Del resto esigenze di risparmi di spesa sconsigliano di esigere dal danneggiato l’ esecuzione di accertamenti ulteriori ed onerosi effettuati a soli fini difensivi. Il danno morale deve essere liquidato nei limiti di cui alla disposizione del comma 3 dell’ art. 139 C.d.A.. Le spese sostenute per l’ assistenza stragiudiziale sono spese legali extraprocessuali, collegate alla responsabilità gravante sulla parte, che negando all’ altra un diritto al risarcimento, costringe la controparte a valersi dell’ assistenza di un avvocato in sede stragiudiziale. Scarica la sentenza: Trincanato 03

 

Giudice di Pace di Imola e Bologna su L. 27/12: Assicurazioni ancora KO

Giudice di Pace di Imola, sentenza 30 marzo 2017 n. 132, est. Avv. Maria Grazia Parenti. La prova strumentale richiesta dalla L. 27/12 stabilisce una irrisarcibilità che comunque va interpretata in modo restrittivo e non estesa oltre il significato letterale della norma. Rimangono quindi risarcibili i casi di compatibilità della diagnosi clinica con quanto emergente  dalle indagini strumentali effettuate e l’ invalidità temporanea. Anche ove i rilievi strumentali effettuati (nel caso lastre ed ecografia) non siano autonomamente patognomonici di lesione post traumatica, ove vi sia compatibilità fra l’accertamento e la dinamica lesiva così come rilevata al Pronto Soccorso e in occasione della CTU, il requisito della prova strumentale deve ritenersi integrato (anche a causa della eccessiva onerosità ed inutilità di esami e accertamenti alternativi, come tac e risonanza magnetica). Deve essere liquidato poi il danno morale (che, nel caso di avanzata gravidanza della danneggiata, può essere adeguato al rialzo al 40% del biologico). Scarica la sentenza: Parenti07

Giudice di Pace di Bologna, sentenza 1 marzo 2017, n. 679 est. Avv. Concetta Riverso. I postumi permanenti sono risarcibili anche quando non siano strumentalmente accertabili (visibili) a condizione che l’ esistenza degli stessi possa affermarsi sulla base di una ineccepibile criteriologia medico legale. La sofferenza soggettiva che la vittima di lesioni risente in modo istantaneo, per effetto del vulnus alla propria integrità psico fisica è suscettibile di ristoro anche in presenza di danni fisici non ingenti. Scarica la sentenza: Riverso 01

Concorso di colpa per velocità ed Onorari Stragiudiziali

Tribunale di Bologna, sentenza 6 marzo 2017 n. 3.153 est. dott.ssa Arceri. Ogni utente della strada, obbligatoriamente in caso di strade che, pur avendo diritto di precedenza sono fiancheggiate da incroci, intersezioni, passi carrabili o simili, deve calibrare la propria velocità in modo da poter garantire il tempestivo arresto del veicolo in caso di improvviso ostacolo anche se, in ipotesi, il veicolo che pone ostacolo sia a sua volta responsabile di infrazione. Il mancato rispetto di tale cautela deve essere sanzionato con concorso di colpa nel caso quantificato nel 50%.

Nel conteggio del risarcimento devono essere riconosciute anche le spese sostenute per l’assistenza stragiudiziale prestata da un patrocinatore stragiudiziale, per quanto non abbia consentito di pervenire a transazione. Scarica la sentenza: Arceri 02

Non solo Bologna: come si risarcisce ex 139 C.d.A. a Padova e Rimini

Tribunale di Rimini, sentenza 24 marzo 2017 n. 341, est. dott.ssa Susanna Zavaglia. L’ interpretazione più plausibile dell’ art. 139 C.d.A., è che la legge esiga che il danno alla salute di modesta entità sia accertato e valutato dal medico legale secondo criteri di assoluta e rigorosa scientificità, senza che sia possibile fondare l’ affermazione dell’ esistenza del danno in esame sulla base delle sole dichiarazioni della vittima. Per tanto devono ritenersi risarcibili anche i danni che non siano “visibili” ovvero non siano suscettibili di accertamenti strumentali, a condizione che l’ esistenza di essi possa affermarsi sulla base di una ineccepibile e scientificamente inappuntabile criteriologia medico legale. Nel caso di specie le menomazioni erano sostenute da riscontro strumentale (RX della colonna vertebrale e RM del tratto cervicale) e obiettivi (test di Romberg positivo) con conseguente piena prova del danno.  Il pregiudizio morale va liquidato (nella specie nella misura del 30%) come adeguamento del danno biologico al caso concreto e previa prova desumibile anche da presunzioni semplici. Del pari dovuto il risarcimento delle spese di assistenza legale stragiudiziale (anche in caso di mancato accordo) ove l’ attività sia stata provata. Scarica la sentenza: Tribunale di Rimini

Tribunale di Padova, sentenza 26 gennaio 2017, n. 242, est. dott. Guido Marzella il termine “visivamente” di cui al comma 3 quater art. 32 L. 27/12 può essere inteso come sinonimo di evidenza scientifica, riguardo al quale possono essere ammessi tutti i criteri della semeiotica, essendo tra l’ altro pacifico che il riscontro “strumentale” sia comunque da considerarsi alternativo rispetto a quello “obiettivo”. Una volta interpretata in tal modo l’ espressione “visivamente” diviene quindi agevole concludere che l’ art. 32 terzo quater richiede univocamente che la lesione sia suscettibile di accertamento medico legale, requisito peraltro richiesto anche in passato. E da una lettura coordinata di tale comma con quello precedente discende che anche il comma ter, relativo in via specifica al danno biologico permamente, richieda semplicemente, ai fini del risarcimento, che la lesione sia suscettibile di accertamento medico legale, non essendovi infatti alcuna plausibile ragione per cui un limite alla risarcibilità delle conseguenze della lesione del bene salute debba operare solo per i postumi permanenti e non per l’ invalidità temporanea. Per quanto riguarda la Corte Costituzionale il vincolo che deriva al giudice di merito da una sentenza interpretativa di rigetto è soltanto è soltanto negativo, consistente cioè nell’ imperativo di non applicare la norma secondo l’ interpretazione ritenuta non conforme al parametro costituzionale evocato e scrutinato dalla Corte. Scarica la sentenza: Quanto al danno morale, lo stesso non può in alcun caso ritenersi compreso nel danno biologico  e va liquidato autonomamente in ragione della sua indipendenza ontologica. Scarica la sentenza: Tribuale di Padova

Nuovo Orientamento del Tribunale di Bologna sulla 27/12: l’ Interpretazione della Dott.ssa Alessandra Arceri

Lo scorso 11 marzo si è tenuto presso Medinforma un interessante incontro in occasione del quale giudici, avvocati, medici e medici legali, ciascuno per quanto di loro competenza, hanno potuto discutere delle problematiche di maggiore attualità in relazione alla tematica del risarcimento danni. Particolare interesse ha assunto, in questo contesto di indiscutibile spessore tecnico, l’ intervento della Dott.ssa Alessandra Arceri, Giudice della III Sezione Civile del Tribunale di Bologna, estensore di sentenze di particolare rilievo, che ha avuto l’ occasione (a quanto ci risulta, per la prima volta) di illustrare e chiarire gli indirizzi della sezione. Pubblichiamo il video dell’ intervento, di cui consigliamo visione integrale per l’ esaustività dei temi trattati, e di cui trascriviamo in calce, per comodità dei lettori, la parte relativa alla questione del risarcimento dei danni ex art. 139 C.d.A.:

 

Trascrizione (dal minuto 1′ 16 al minuto 13’20) In riferimento alle pronunce della Corte Costituzionale, sentenze ed ordinanze che hanno giustamente sottolineato come questa modifica legislativa nasca da una esigenza precisa, vale a dire porre un limite nell’ interesse generale al contenimento dell’aumento di costi di assicurazione, e di porre un limite alla risarcibilità di quelle che sono invalidità cosiddette micro permanenti derivanti dalla circolazione stradale.

Gli stessi criteri sono applicabili anche alla responsabilità medica. La Corte Costituzionale ha preso atto di un fenomeno di mal costume piuttosto diffuso. La sez. III C civile, alla quale appartengo, poco tempo fa era definita con scherno da parte dei colleghi della altre sezioni “la sezione parafanghi”. Io sono fiera di appartenere alla sezione parafanghi. La maggior parte del contenzioso era costituita, fino a poco tempo fa, da richieste di risarcimento in seguito a c.d. tamponamenti (a catena o meno) in cui la classica lesione riscontrata era la distorsione del rachide cervicale. Adesso io non sono una esperta in materia in materia medica clinica. Ho idea che si tratti di una lesione che, per quel che mi è dato capire, interessa sia l’ossatura del collo sia l’ossatura derivante da un violento trauma da sviluppo di energia cinetica, quindi un improvviso stiramento sia della muscolatura del corpo sia delle vertebre. Questa lesione è sicuramente e strumentalmente accertata e accertabile nell’ immediatezza. Perlomeno, per quello che mi è dato vedere, da quello che vedo nelle cause, ci sono sempre degli accertamenti all’ inizio (radiografici ed ecografici) che riescono ad evidenziare l’interessamento della struttura vertebrale e muscolare.

Poi la lesione evolve e il problema, per quello che abbiamo riscontrato in Tribunale, è verificare se, a distanza di tempo, queste lesioni siano esitate di menomazione permanenti oppure no. Quello che è emerso stamattina ai fini del nostro lavoro è che è importante stabilire quello che è lesione e quello che è menomazione. Quello risarcito a titolo di danno biologico cosiddetto permanente è la menomazione, cioè quella lesione dell’integrità pscicofisica che il soggetto riporta per effetto del trauma iniziale e che lo accompagnerà per tutta la sua esistenza, cosa che è diversa, invece, dalla lesione iniziale. L’interpretazione che noi abbiamo dato a questa norma è che oggetto dell’accertamento strumentale-obiettivo (come si esprime al norma comma 3 ter) non dev’ essere la lesione iniziale cioè il momento in cui il paziente si presenta al Pronto Soccorso ma dev’ essere l’esito permanente perché è vero che il comma secondo dell’art. 139 parla di lesione di lieve entità, però è anche vero che il primo ci dice che il danno biologico è costituito dalla lesione, quindi è la legge che, a proposito del danno biologico, si esprime in termini di lesione in senso di menomazione, non lesione nel senso di trauma iniziale.

E’ questo accertamento che va fatto con metodologia obiettiva e strumentale. Questa mia sentenza del maggio 2016 ha fatto molto scalpore perché io ho chiarito questo concetto, vale a dire che vi era stata una perizia sibillina (nel senso che si dava conto dell’accesso del soggetto al P.S. con riscontro strumentale perché nel caso di specie c’era stata una ecografia della distorsione del Rachide cervicale e a distanza di due-tre anni la visita del medico legale il quale dice “riconosco un pregiudizio dell’1,5% in quanto il soggetto mostra esiti di distorsione del rachide cervicale”).

Allora mi vorrai dire come sono riscontrati questi esiti di distorsione del rachide cervicale? Perché è anche riduttivo concentrarsi su quell’ aggettivo “strumentale” che è impiegato dalla norma. In realtà la norma (e c’è una sentenza del Tribunale di Padova molto precisa sul proposito), non muta il criterio di accertamento che costituisce il cardine della medicina legale, perché il comma 3 quater parla di riscontro medico legale da cui risulti visivamente o strumentalmente accertata l’esistenza della lesione.

Ora, l’accertamento medico legale, cosi come definito dalla legge, può consistere in tre metodologie: quella visiva, quella clinica e quella strumentale.
L’accertamento visivo è una cicatrice, che è una lesione visibile. L’accertamento clinico è quello che il medico legale può fare nella classica visita legale: non a caso il termine “visita” ha la stessa radice di “visivamente”.

Cosa si può fare durante la visita? Degli accertamenti che danno il riscontro obiettivo della lesione (ad esempio la lesione della muscolatura può essere accertata dietro palpazione, impossibilità di fare movimenti…): questo è un accertamento clinico che risponde ai criteri normativi.

Poi c’è l’accertamento strumentale.

L’ errore in cui non bisogna cadere leggendo la mia sentenza è che l’unico accertamento possibile sia quello strumentale, perché vorrei chiarire che questo comma 3 ter, laddove parla di accertamento clinico strumentale obiettivo non intende il solo accertamento strumentale, ma intende riferirsi all’ accertamento medico legale come tradizionalmente inteso.

Quello che si è voluto evitare con questo intervento normativo è che si attribuissero dei punti di invalidità permanente sulla base di mere allegazioni del paziente. Il paziente arriva dal medico legale in sede di visita peritale e dice “mi fa male qui, mi fa male là”. L’ intervento ha voluto dire che questo non basta, perché occorre che se ci sono degli esiti permanenti il medico li accerti e ne dia conto in relazione sulla scorta di questo tipo di accertamento. Laddove non sia possibile e quindi il danno venga meramente prospettato dal paziente a livello soggettivo, non è risarcibile.

Anch’io sono d’accordo che i colleghi nella sentenza della Cassazione la 18773/2016 abbiano fatto un po’ un fricandò. Mi dispiace per l’autorevolezza dell’estensore, ma si parte esaminando una fattispecie che non c’entra niente (perché si parlava di un danno da invalidità temporanea, un danno che ha un decorso e criteri del tutto differenti, perché lo stesso art. 32 comma 3 ter  ci dice che queste limitazioni riguardano solamente il danno biologico permanente. per quello temporaneo, valgono ovviamente su diversi criteri: se il soggetto va al pronto soccorso e gli viene diagnosticata la classica distorsione al rachide cervicale (perché oggi ce l’abbiamo con quella) porta il collare quattro mesi, nessuno dice che quel collare non sia stato portato quattro mesi e che il soggetto non abbia diritto al risarcimento della invalidità temporanea totale o parziale che dir si voglia.

L’ invalidità temporanea a quel soggetto non gliela toglie nessuno e non si richiede neanche l’accertamento strumentale perché la norma non lo richiede per quel tipo di invalidità. Quindi quello che la Cassazione ha detto è stato un fuor d’opera, nel senso che non gli era richiesto di fare riferimento alle norme che disciplinano una fattispecie completamente diversa. E con questo spero di essere stata chiara sul concetto di risarcibilità della micro permanente.