Non solo Bologna: come si risarcisce ex 139 C.d.A. a Padova e Rimini

Tribunale di Rimini, sentenza 24 marzo 2017 n. 341, est. dott.ssa Susanna Zavaglia. L’ interpretazione più plausibile dell’ art. 139 C.d.A., è che la legge esiga che il danno alla salute di modesta entità sia accertato e valutato dal medico legale secondo criteri di assoluta e rigorosa scientificità, senza che sia possibile fondare l’ affermazione dell’ esistenza del danno in esame sulla base delle sole dichiarazioni della vittima. Per tanto devono ritenersi risarcibili anche i danni che non siano “visibili” ovvero non siano suscettibili di accertamenti strumentali, a condizione che l’ esistenza di essi possa affermarsi sulla base di una ineccepibile e scientificamente inappuntabile criteriologia medico legale. Nel caso di specie le menomazioni erano sostenute da riscontro strumentale (RX della colonna vertebrale e RM del tratto cervicale) e obiettivi (test di Romberg positivo) con conseguente piena prova del danno.  Il pregiudizio morale va liquidato (nella specie nella misura del 30%) come adeguamento del danno biologico al caso concreto e previa prova desumibile anche da presunzioni semplici. Del pari dovuto il risarcimento delle spese di assistenza legale stragiudiziale (anche in caso di mancato accordo) ove l’ attività sia stata provata. Scarica la sentenza: Tribunale di Rimini

Tribunale di Padova, sentenza 26 gennaio 2017, n. 242, est. dott. Guido Marzella il termine “visivamente” di cui al comma 3 quater art. 32 L. 27/12 può essere inteso come sinonimo di evidenza scientifica, riguardo al quale possono essere ammessi tutti i criteri della semeiotica, essendo tra l’ altro pacifico che il riscontro “strumentale” sia comunque da considerarsi alternativo rispetto a quello “obiettivo”. Una volta interpretata in tal modo l’ espressione “visivamente” diviene quindi agevole concludere che l’ art. 32 terzo quater richiede univocamente che la lesione sia suscettibile di accertamento medico legale, requisito peraltro richiesto anche in passato. E da una lettura coordinata di tale comma con quello precedente discende che anche il comma ter, relativo in via specifica al danno biologico permamente, richieda semplicemente, ai fini del risarcimento, che la lesione sia suscettibile di accertamento medico legale, non essendovi infatti alcuna plausibile ragione per cui un limite alla risarcibilità delle conseguenze della lesione del bene salute debba operare solo per i postumi permanenti e non per l’ invalidità temporanea. Per quanto riguarda la Corte Costituzionale il vincolo che deriva al giudice di merito da una sentenza interpretativa di rigetto è soltanto è soltanto negativo, consistente cioè nell’ imperativo di non applicare la norma secondo l’ interpretazione ritenuta non conforme al parametro costituzionale evocato e scrutinato dalla Corte. Scarica la sentenza: Quanto al danno morale, lo stesso non può in alcun caso ritenersi compreso nel danno biologico  e va liquidato autonomamente in ragione della sua indipendenza ontologica. Scarica la sentenza: Tribuale di Padova

Nuovo Orientamento del Tribunale di Bologna sulla 27/12: l’ Interpretazione della Dott.ssa Alessandra Arceri

Lo scorso 11 marzo si è tenuto presso Medinforma un interessante incontro in occasione del quale giudici, avvocati, medici e medici legali, ciascuno per quanto di loro competenza, hanno potuto discutere delle problematiche di maggiore attualità in relazione alla tematica del risarcimento danni. Particolare interesse ha assunto, in questo contesto di indiscutibile spessore tecnico, l’ intervento della Dott.ssa Alessandra Arceri, Giudice della III Sezione Civile del Tribunale di Bologna, estensore di sentenze di particolare rilievo, che ha avuto l’ occasione (a quanto ci risulta, per la prima volta) di illustrare e chiarire gli indirizzi della sezione. Pubblichiamo il video dell’ intervento, di cui consigliamo visione integrale per l’ esaustività dei temi trattati, e di cui trascriviamo in calce, per comodità dei lettori, la parte relativa alla questione del risarcimento dei danni ex art. 139 C.d.A.:

 

Trascrizione (dal minuto 1′ 16 al minuto 13’20) In riferimento alle pronunce della Corte Costituzionale, sentenze ed ordinanze che hanno giustamente sottolineato come questa modifica legislativa nasca da una esigenza precisa, vale a dire porre un limite nell’ interesse generale al contenimento dell’aumento di costi di assicurazione, e di porre un limite alla risarcibilità di quelle che sono invalidità cosiddette micro permanenti derivanti dalla circolazione stradale.

Gli stessi criteri sono applicabili anche alla responsabilità medica. La Corte Costituzionale ha preso atto di un fenomeno di mal costume piuttosto diffuso. La sez. III C civile, alla quale appartengo, poco tempo fa era definita con scherno da parte dei colleghi della altre sezioni “la sezione parafanghi”. Io sono fiera di appartenere alla sezione parafanghi. La maggior parte del contenzioso era costituita, fino a poco tempo fa, da richieste di risarcimento in seguito a c.d. tamponamenti (a catena o meno) in cui la classica lesione riscontrata era la distorsione del rachide cervicale. Adesso io non sono una esperta in materia in materia medica clinica. Ho idea che si tratti di una lesione che, per quel che mi è dato capire, interessa sia l’ossatura del collo sia l’ossatura derivante da un violento trauma da sviluppo di energia cinetica, quindi un improvviso stiramento sia della muscolatura del corpo sia delle vertebre. Questa lesione è sicuramente e strumentalmente accertata e accertabile nell’ immediatezza. Perlomeno, per quello che mi è dato vedere, da quello che vedo nelle cause, ci sono sempre degli accertamenti all’ inizio (radiografici ed ecografici) che riescono ad evidenziare l’interessamento della struttura vertebrale e muscolare.

Poi la lesione evolve e il problema, per quello che abbiamo riscontrato in Tribunale, è verificare se, a distanza di tempo, queste lesioni siano esitate di menomazione permanenti oppure no. Quello che è emerso stamattina ai fini del nostro lavoro è che è importante stabilire quello che è lesione e quello che è menomazione. Quello risarcito a titolo di danno biologico cosiddetto permanente è la menomazione, cioè quella lesione dell’integrità pscicofisica che il soggetto riporta per effetto del trauma iniziale e che lo accompagnerà per tutta la sua esistenza, cosa che è diversa, invece, dalla lesione iniziale. L’interpretazione che noi abbiamo dato a questa norma è che oggetto dell’accertamento strumentale-obiettivo (come si esprime al norma comma 3 ter) non dev’ essere la lesione iniziale cioè il momento in cui il paziente si presenta al Pronto Soccorso ma dev’ essere l’esito permanente perché è vero che il comma secondo dell’art. 139 parla di lesione di lieve entità, però è anche vero che il primo ci dice che il danno biologico è costituito dalla lesione, quindi è la legge che, a proposito del danno biologico, si esprime in termini di lesione in senso di menomazione, non lesione nel senso di trauma iniziale.

E’ questo accertamento che va fatto con metodologia obiettiva e strumentale. Questa mia sentenza del maggio 2016 ha fatto molto scalpore perché io ho chiarito questo concetto, vale a dire che vi era stata una perizia sibillina (nel senso che si dava conto dell’accesso del soggetto al P.S. con riscontro strumentale perché nel caso di specie c’era stata una ecografia della distorsione del Rachide cervicale e a distanza di due-tre anni la visita del medico legale il quale dice “riconosco un pregiudizio dell’1,5% in quanto il soggetto mostra esiti di distorsione del rachide cervicale”).

Allora mi vorrai dire come sono riscontrati questi esiti di distorsione del rachide cervicale? Perché è anche riduttivo concentrarsi su quell’ aggettivo “strumentale” che è impiegato dalla norma. In realtà la norma (e c’è una sentenza del Tribunale di Padova molto precisa sul proposito), non muta il criterio di accertamento che costituisce il cardine della medicina legale, perché il comma 3 quater parla di riscontro medico legale da cui risulti visivamente o strumentalmente accertata l’esistenza della lesione.

Ora, l’accertamento medico legale, cosi come definito dalla legge, può consistere in tre metodologie: quella visiva, quella clinica e quella strumentale.
L’accertamento visivo è una cicatrice, che è una lesione visibile. L’accertamento clinico è quello che il medico legale può fare nella classica visita legale: non a caso il termine “visita” ha la stessa radice di “visivamente”.

Cosa si può fare durante la visita? Degli accertamenti che danno il riscontro obiettivo della lesione (ad esempio la lesione della muscolatura può essere accertata dietro palpazione, impossibilità di fare movimenti…): questo è un accertamento clinico che risponde ai criteri normativi.

Poi c’è l’accertamento strumentale.

L’ errore in cui non bisogna cadere leggendo la mia sentenza è che l’unico accertamento possibile sia quello strumentale, perché vorrei chiarire che questo comma 3 ter, laddove parla di accertamento clinico strumentale obiettivo non intende il solo accertamento strumentale, ma intende riferirsi all’ accertamento medico legale come tradizionalmente inteso.

Quello che si è voluto evitare con questo intervento normativo è che si attribuissero dei punti di invalidità permanente sulla base di mere allegazioni del paziente. Il paziente arriva dal medico legale in sede di visita peritale e dice “mi fa male qui, mi fa male là”. L’ intervento ha voluto dire che questo non basta, perché occorre che se ci sono degli esiti permanenti il medico li accerti e ne dia conto in relazione sulla scorta di questo tipo di accertamento. Laddove non sia possibile e quindi il danno venga meramente prospettato dal paziente a livello soggettivo, non è risarcibile.

Anch’io sono d’accordo che i colleghi nella sentenza della Cassazione la 18773/2016 abbiano fatto un po’ un fricandò. Mi dispiace per l’autorevolezza dell’estensore, ma si parte esaminando una fattispecie che non c’entra niente (perché si parlava di un danno da invalidità temporanea, un danno che ha un decorso e criteri del tutto differenti, perché lo stesso art. 32 comma 3 ter  ci dice che queste limitazioni riguardano solamente il danno biologico permanente. per quello temporaneo, valgono ovviamente su diversi criteri: se il soggetto va al pronto soccorso e gli viene diagnosticata la classica distorsione al rachide cervicale (perché oggi ce l’abbiamo con quella) porta il collare quattro mesi, nessuno dice che quel collare non sia stato portato quattro mesi e che il soggetto non abbia diritto al risarcimento della invalidità temporanea totale o parziale che dir si voglia.

L’ invalidità temporanea a quel soggetto non gliela toglie nessuno e non si richiede neanche l’accertamento strumentale perché la norma non lo richiede per quel tipo di invalidità. Quindi quello che la Cassazione ha detto è stato un fuor d’opera, nel senso che non gli era richiesto di fare riferimento alle norme che disciplinano una fattispecie completamente diversa. E con questo spero di essere stata chiara sul concetto di risarcibilità della micro permanente.

Giudice di Pace di Bologna: Ecografia ed Accertamento Strumentale

Giudice di Pace di Bologna, sentenza 21 febbraio 2017 n. 535 est. Avv. Pederzoli: per quanto l’ accertamento ecografico confermi direttamente i sintomi e la sofferenza e solo indirettamente la lesione, lo stesso è valido al fine di soddisfare i requisiti richiesti dalla L. 27/12. Ne consegue che, in presenza della conferma di tale esame strumentale, è possibile liquidare al danneggiato il risarcimento del danno da invalidità permanente, oltre che della temporanea e del danno da sofferenza. Scarica la sentenza: Pederzoli-04

Giudice di Pace di Bologna, sentenza 23 febbraio 2017, n. 589 est. Avv. Poli Camagni: si conferma che l’ ecografia con referto del seguente tenore: “lesione muscolare da contusione strappo di terzo grado del diametro di oltre 20 mm. in corrispondenza del vasto interno con disinserzione prossimale subtotale dello stesso ed estesa infiltrazione ematica circostante con ematoma fluido di circa mm. 10×20” è da considerarsi conferma strumentale della lesione, valido presupposto per la liquidazione del danno fisico permanente. Scarica la sentenza: Poli-camagni-01

Giudice di Pace: l’ Osservazione diretta vale Accertamento Strumentale

Giudice di Pace di Bologna, sentenza 15 febbraio 2017 n. 464. Est. Avv. Azzaroli Sulla dibattuta questione della necessità dell’accertamento strumentale in presenza di lesioni di lieve entità soggette alla disciplina dell’ art. 139 C.d.A. interviene la sentenza Giudice di Pace di Bologna, 20 gennaio 2017, n. 464, est. Avv. Mariavittoria Azzaroli che, con motivazione stringata ma interessante, equipara all’ accertamento strumentale l’ osservazione diretta delle conseguenze menomative del trauma. In particolare, nel caso di specie, il CTU aveva osservato “maggiori limitazioni funzionali alla spalla destra comparativamente esaminata con quella sinistra”. Su questa base il Giudice di Pace perviene alla liquidazione del risarcimento da invalidità permanente. Scarica la sentenza: Azzaroli-03

Si ringrazia lo studio Legale avv. Pietro Caputo per la segnalazione

I “Fini Solidaristici” delle Compagnie Assicuratrici

Come noto, secondo la Corte Costituzionale, nel nostro ordinamento  “le compagnie assicuratrici, concorrendo ex lege al Fondo di garanzia per le vittime della strada, perseguono anche fini solidaristici per cui bisogna “comporre le esigenze del danneggiato con altro valore di rilievo costituzionale, come il valore dell’iniziativa economica privata connesso all’ attività del vettore” (C. Cost. 235/14). E’ in questo spirito che l’ Alta Corte si è presa la briga non solo di certificare la conformità del sistema tabellare, ma addirittura di sposare l’interpretazione più restrittiva, interpretazione subito fatta propria dal Tribunale di Bologna (unico, a quanto ci consta, in Italia) come se le funzioni della Corte Costituzionale (certificazione di conformità) e della Corte di Cassazione (nomofilachia) si fossero invertite dal giorno alla notte.

Nonostante questo sito sia dedicato alla disamina delle problematiche giuridiche crediamo che per una volta sia nostro dovere sollevare la testa dalla scrivania per rappresentarci il quadro d’insieme. il 2 novembre 2013 il Senatore a Vita Mario Monti, intervistato dalla CNN spiegava come segue le politiche del governo Italiano: “Stiamo effettivamente distruggendo la domanda interna attraverso il consolidamento fiscale.. Nella sostanza il Senatore diceva che si stava perseguendo il depauperamento del paese al fine di riequilibrare la bilancia commerciale (se gli Italiani hanno meno soldi in tasca comperano meno prodotti stranieri…).

E’ il film a cui assistiamo coerentemente da anni: il paese deve essere tenuto a galla precarizzando il lavoro e depauperando i salari (legge Treu, legge Biagi, jobs act), impoverendo artigiani e professionisti (voce: liberalizzazioni e “nuove tabelle professionali Severino Cancellieri”), e revocando i diritti conquistati in decenni di evoluzione normativa e giurisprudenziale. Ovvero, per rappresentare plasticamente quanto esposto:

salari

L’ emergenza (“Fate presto !” titolava il quotidiano di Confindustria) ha giustificato una pletora di misure straordinarie che non sarebbero certo state accettate in circostanze normali, misure nel cui contesto ben si inserisce la legge 27/12 “madre” del responso Costituzionale sopra citato. Misure giustificate sotto il profilo ideologico da un pressing propagandistico auto denigratorio inteso a dipingere gli italiani come “pigri” “fannulloni” “furbetti” “truffatori” che “vivono al di sopra delle proprie possibilità.

Se usiamo come parametro i fini conclamati tale grandiosa strategia è miseramente fallita: l’ innesco dell’ emergenza, ovvero il debito pubblico “insostenibile” è passato dal 120% del PIL nel 2011 al 135% del 2016, e questo proprio a causa della distruzione della domanda. Da un altro punto di vista, però (quello dei fini reali) le misure emergenziali del 2012 si sono rivelate un clamoroso successo: è questo il punto di vista della dirigenza della società, che si è immensamente arricchita grazie al rafforzamento delle posizioni giuridiche emerso dalla tempesta normativa. Si veda il settore di nostro interesse, la responsabilità civile automobilistica, in 2 grafici.

Necessaria una premessa, anzi due: il ramo RC auto dovrebbe essere strutturalmente in perdita, visto che i canali di vendita assicurativi lo utilizzano come insostituibile veicolo per piazzare i contratti nei rami non obbligatori. Seconda: i dati sotto riportati sono di fonte ANIA. Perché noi siamo così: i danneggiati devono dimostrare strumentalmente di essersi fatti male anche quando è scientificamente inutile e impossibile, mentre le cifre per ragionare sul quadro economico le prendiamo sulla fiducia dalla Confindustria delle Assicurazioni. Ma veniamo alle tabelle:

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E’ un grafico semplice: vediamo come si esplica il “fine solidaristico” (cit. Corte Costituzionale) delle compagnie assicuratrici. Un ramo che è una riserva di caccia legale a favore delle compagnie (visto che chiunque metta in strada un veicolo è obbligato per legge e comprare una polizza) e che, come detto, potrebbe tollerare un passivo commerciale, ha prodotto, dal 2012 al 2015, oltre 7 miliardi di euro di utili. Approfondiamo:

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Questo grafico è un tantino più complesso: il blu evidenzia il rapporto fra la raccolta premi e gli utili: vi si vede chiaramente che dal 2012 al 2015 le compagnie hanno “messo in tasca” più di 10 euro ogni 100 che incassavano (nel 2014 quasi 15). In rosso c’è la crescita della ricchezza del paese, che è stata o quasi nulla (nel 2011 e nel 2015) o negativa (tre anni su cinque: 2012, 2013 e 2014). In verde le fluttuazioni dei prezzi delle polizze assicurative: due anni di pareggio 2011 e 2013) un anno di forte crescita (2012) due anni di lieve calo (2014 e 2015).

 Alcune riflessioni.

La riforma del 2012 (assieme alla L. 57/01, al Codice delle Assicurazioni, al DPR 254/06, al caos liquidativo prodotto dalle “sentenze di San Martino) non è servita ad abbattere drasticamente i costi delle polizze (così come tutte le altre misure non hanno abbattuto il debito pubblico): è invece egregiamente servita a far esplodere gli utili delle compagnie.

Secondo punto: anche il calo del costo delle polizze non viene avvertito, per un motivo semplice: perché la grandiosa distruzione di ricchezza intrapresa nel 2012 colpisce più o meno tutti i settori dell’ economia. Mi serve a poco che il prezzo della polizza auto sia calato del 2% se nel frattempo ho perso il lavoro, o sono diventato precario, o si sono dimezzati i miei redditi, perché in tutti i settori dell’ economia, così come nella rc auto, il governo ha autorizzato quello che una volta si chiamava “capitale finanziario” a prelevare miliardi di euro dall’ economia reale. Tutte misure procicliche (ovvero: piove sul bagnato) che hanno lo stesso effetto: impoverire molti, arricchire pochi.

Terzo: proprio per la sua natura a spirale la crisi è destinata ad avvitarsi, per cui la svendita dei diritti non si fermerà. Più il quadro legislativo ed il suo interprete giudiziario agevoleranno l’impoverimento del sistema, più si renderanno necessarie misure di ulteriore compressione. Chi scrive è abbastanza vecchio da ricordare i tempi in cui le parti assicurative giustificavano l’introduzione della tabellazione in rc auto con la necessità di liquidare i macrodanni. Ora nemmeno la sostanziale imposizione di una frachigia ex lege basta più, e già si parla di un intervento per la riduzione dei risarcimenti ex art. 138 C.d.A., dei sinistri mortali, e per la compressione della libertà di riparazione dei danni materiali.

Tutto questo continuerà all’infinito, fino a che la sensibilità sociale del legislatore e la cultura e lo spessore umano di tutti gli interpreti non potranno arrestare ed invertire la china riconquistando l’intangibilità dei diritti fondamentali: obiettivo che oggi appare, purtroppo, del tutto fuori portata. Fino a quel momento impererà il si salvi chi può: e chi crede di aver potuto limitare i danni oggi occupando una posizione non ancora lambita dalla marea, stia pur certo che il suo turno sarà domani. Nessuno scampa al completo naufragio di una società. O ci si salva tutti, o non si salva nessuno.

Avv. Marco Bordoni – Foro di Bologna